Rete ecologica e Dorsale Verde Nord

Il territorio della provincia di Milano è stato caratterizzato negli ultimi decenni da un tasso di antropizzazione particolarmente elevato, che si è tradotto in livelli di pressioni ambientali giudicati ormai critici in molti settori.

In tali condizioni un obiettivo significativo della pianificazione territoriale diventa il riequilibrio ambientale, che non può prescindere dal recupero delle funzionalità compromesse dell'ecosistema, e che può realizzarsi mediante la progettazione di un sistema interconnesso di aree naturali in grado di mantenere livelli soddisfacenti di biodiversità su un determinato territorio.

È quanto si definisce "rete ecologica", costituita principalmente da un sistema di ambiti territoriali sufficientemente vasti e compatti e con una certa ricchezza di elementi naturali (gangli) e da fasce territoriali di connessione tra di essi che presentino un buon equipaggiamento vegetazionale  (corridoi ecologici).

In questo modo è possibile mantenere e potenziare scambi ecologici tra le varie aree naturali o paranaturali, impedendo che si trasformino in “isole”, destinate all’impossibilità di ricambi genetici e pertanto ad un lento ma inesorabile declino.

Si è costruito, pertanto, un Progetto di Rete Ecologica, esteso all'intero territorio provinciale, che è confluito all'interno del PTCP, dove si trovano delle Norme di Attuazione a tal proposito e dove viene rappresentato nella tavola 4. Le finalità di tale progetto sono in linea con quelle della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, recepita in Italia dal DPR 357/97, che si ripromette di “contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della Flora e della Fauna selvatiche nel territorio europeo” e di costruire “una rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione, denominata Natura 2000”.

Dorsale Verde Nord

In approfondimento del progetto di rete ecologica provinciale, la Provincia di Milano (ora Città Metropolitana) - ha sviluppato un progetto strategico ricompreso nel PTCP in adeguamento alla LR 12/05 denominato Dorsale Verde Nord.
Il progetto Dorsale Verde Nord si fonda su una ricostruzione della continuità delle reti ecologiche della pianura a nord del capoluogo milanese e rappresenta un segno riconoscibile e continuo dal Parco del Ticino a quello dell’Adda. Si sviluppa collegando tra loro tutti i PLIS presenti in questa porzione di territorio, i SIC, le ZPS, le aree agricole e i margini dei nuclei urbani.
Il principale obiettivo del progetto Dorsale Verde Nord è la conservazione della natura, con particolare riferimento al mantenimento ed incremento della biodiversità, ma è anche un elemento ordinatore del territorio altamente urbanizzato del Nord Milano.

Il progetto di Dorsale Verde Nord è stato realizzato a partire dai progetti di Rete Ecologica preesistenti, relativi a tre vasti ambiti. I tre studi sono stati inoltre integrati con l’inserimento di due nuove aree, non considerate precedentemente e, precisamente, l’area di Rho-Arese e l’area  di Concorezzo.

Studi e progetti

Corridoi ecologici di connessione tra il Parco delle Groane ed il Parco della Valle del Lambro

INQUADRAMENTO TERRITORIALE
Lo studio riguarda aree comprese nel settore Nord della provincia di Milano, delimitato dal Parco delle Groane a Ovest, il Parco della Valle del Lambro a Est, dai confini provinciali a Nord e dal tratto di autostrada della MI-VE (A4), che va da Novate Milanese a Monza, a Sud.

Si tratta di un territorio di alta pianura, piuttosto povero in corsi d’acqua, che ha presentato negli ultimi decenni una fortissima espansione urbanistica ed industriale che rischia di produrre una completa sutura tra i vari centri abitati.
L’agricoltura ancora presente ha prevalentemente carattere residuale, sia dal punto di vista della produzione che da quello delle configurazioni delle aree. La vegetazione esistente è per la gran parte di scarsa qualità e notevolmente frammentata. Le arterie di grande traffico (Milano-Meda, Valassina, ciconvallazioni ecc.) ed i relativi svincoli determinano rispettivamente barriere e nodi molto problematici per gli attraversamenti della fauna, tanto più che tali infrastrutture sono spesso affiancate da cortine ininterrotte di edifici industriali o altro.

ACCENNI METODOLOGICI E SPECIE GUIDA
Non è stato possibile considerare l’area di studio come un’unica entità, ma si è reso indispensabile suddividerla in ambiti territoriali definiti, in modo tale da poterli studiare puntualmente e trattare in riferimento alle effettive diversità di ognuno.
Lo studio degli ambiti è integrato dal rilevamento di tutti gli elementi strutturali della rete (vegetazione esistente), tramite schedatura degli stessi e analisi dell’agricoltura presente che è avvenuta anche mediante uno speditivo censimento delle colture praticate.
Le specie guida sono state scelte in modo tale da essere indicative sia ai fini della riqualificazione in senso naturalistico, che in senso antropico. Occorreva, inoltre, una specie ad home-range relativamente limitato il cui habitat potesse offrire indicazioni sulla componente arbustiva del sistema e soprattutto permettesse di indirizzare la valutazione sugli elementi lineari per finalizzare meglio il modello per la riconnessione della frammentazione del territorio (moscardino). Ne serviva una, invece, che possedesse un home range più ampio le cui caratteristiche potessero interessare le componenti più evolute della vegetazione anche in senso strutturale. Di conseguenza, questo avrebbe permesso di valutare gli elementi boscati anche in relazione alla loro dimensione ed al loro grado di connettività (scoiattolo).
E’ stata condotta un’analisi di regressione multipla tra l’idoneità degli ambiti e le variabili prescelte. Questo tipo di impostazione ha permesso di valutare quantitativamente tutti gli elementi del sistema ambientale e costruire un giudizio sui rapporti tra i diversi parametri. Si è poi proceduto ad assegnare ad ogni elemento caratterizzante l’uso del suolo un peso in relazione alla sua configurazione spaziale, struttura ed idoneità.

ANALISI DEL SETTORE AGRICOLO
E’ stato messo in luce che oltre l’80% delle aziende hanno superficie inferiore a 10 ettari e la manodopera impiegata è quasi esclusivamente familiare o prevalentemente familiare. Questa situazione è resa molto instabile dalla pressione dell’urbanizzato che ha trasformato i contratti di affitto pluriennali in contratti annuali di coltivazione. Vista la situazione territoriale e ambientale dell’area studio non si ritiene sufficiente procedere con attività conformi ai regolamenti comunitari, ma andranno invece realizzati interventi sostanziali di ricostruzione di habitat con elevata potenzialità faunistica. A questo scopo si ritiene che il settore agricolo debba subire una trasformazione radicale in cui la progressiva marginalizzazione dell’agricoltura dell’area potrebbe trovare, soprattutto nei proprietari di terreni attualmente affittati, pubblici e privati, una disponibilità ad attuare investimenti in natura ambientale.

PROGETTAZIONE
La rete principale prevista deve assumere un ruolo di tipo prevalentemente naturalistico e va quindi realizzata in particolare con l’intento di aumentare la ricettività faunistica.
La rete secondaria ha un duplice ruolo: quello complementare alla rete principale, in quanto “zona buffer e/o tampone”, per la mitigazione dei disturbi antropici, come zona dotata di caratteristiche ecologiche utili all’incremento complessivo della capacità portante e come contenitore di attività ricreative e agricole compatibili, e per fornire spazi verdi alle aree urbane compresse.
Sono state indicate le aree considerate strategiche ai fini della funzionalità della rete; essi costituiscono gli unici punti di passaggio della rete in zone altrimenti ad edificazione continua. Tali aree sono considerate come a priorità di intervento, per le quali è previsto un impianto di formazioni boschive già strutturato, con alberi e arbusti più grandi e radi degli altri tipi di impianto previsti.
Non si è riportato invece alcun tipo di informazione riguardo le altre aree da rivegetare, questo per lasciare la massima libertà all’interno delle fasce, dipendentemente dalle opportunità locali di contrattazione con il pubblico ed il privato. Vengono invece forniti una serie di criteri da osservare in occasione della localizzazione e realizzazione degli impianti per ogni ambito.
Collina artificiale: per le zone altamente problematiche, in cui i passaggi sarebbero scarsamente efficienti anche con interventi di rivegetazione o di attraversamento, si è pensato di costruire gallerie artificiali intorno agli assi viabilistici da superare, e ricoprire con materiale inerte ed operare un recupero a parco di tutta l’area interessata. Si stima che i costi di realizzazione delle gallerie possano essere in buona parte ammortizzati dal conferimento di materiale inerte.
Sono state poi date delle indicazioni sui tipi e le modalità dei monitoraggi (es. modello a Passeriformi) da effettuare per valutare nel tempo l’efficacia degli interventi svolti.

Corridoi ecologici di connessione tra il Parco della Valle del Lambro, il Parco A nord e la riserva naturale Sorgenti della Muzzetta.

INQUADRAMENTO TERRITORIALE
Lo studio riguarda aree comprese nel settore Nord-Est della provincia di Milano, delimitato dal Parco della Valle del Lambro e l’asse urbanizzato Milano-Monza a Ovest, dai confini provinciali a Nord, dal Parco Adda Nord a Est e dalla SS 415 a Sud.
Si tratta di un territorio di pianura irrigua che connette i primi rilievi collinari subito a Nord e la fascia dei fontanili immediatamente a Sud. Nonostante una forte presenza di centri abitati, l’area è caratterizzata da un’intensa attività agricola, in cui si può riscontrare la presenza di piccole macchie boscate. Nella parte centrale dell’area si trovano due Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) che sono il Parco del torrente Molgora ed il Parco del Rio Vallone.
La Valle del Lambro e la Valle dell’Adda sono state individuate quali matrici naturali in grado di costituire sorgente di diffusione per flora e fauna.
La qualità ambientale generale è molto bassa, tanto che la porzione nord orientale della Provincia appare essere quella con il minor numero di specie di Anfibi, Rettili e Mammiferi dell’intera Provincia; inoltre si tratta di un territorio soggetto ad una rapida evoluzione dovuta alle attività antropiche.

ACCENNI METODOLOGICI E SPECIE GUIDA
È stata effettuata una “Valutazione multi-criterio” in base alla quale assegnare un valore complessivo di idoneità alla riqualificazione a ciascuna parte della zona tenendo in considerazione tutte le variabili ritenute importanti e per cui sono disponibili dei dati.                                              
Per ciascuna specie guida (rana Lataste e Moscardino) è stato definito l’insieme delle variabili ambientali che determinano l’“idoneità” dell’habitat. In relazione ad ogni specie guida è stata generata una mappa per per ogni variabile.  L’indicazione dell’idoneità complessiva si ottiene combinando i contributi delle varie mappe, secondo i pesi, cioè l’importanza relativa di ciascuna variabile.
Il calcolo numerico dei pesi delle variabili è stato svolto secondo la metodologia della “pairwise comparison matrix”, che è parte integrante di alcuni Sistemi Informativi Territoriali (Eastman, 1997). La mappa di idoneità faunistica complessiva è stata ottenuta combinando le due mappe delle due specie guida, sovrapponendo le due mappe e scegliendo per l’idoneità complessiva di ciascun poligono l’idoneità minore delle due specie guida.
La posizione dei rilievi è stata scelta in modo da verificare le entità più significative ai fini della realizzazione della rete ecologica, concentrando l’attenzione sulla vegetazione e sulle acque superficiali.  I sopralluoghi sono stati distribuiti normalmente in modo uniforme, ma aumentandone la frequenza in zone poco uniformi e diminuendola in zone ecologicamente uniformi.  

ANALISI DEL SETTORE AGRICOLO
Nell’area interessata dallo studio la maggior parte degli agricoltori utilizza sia terreni di proprietà che in affitto.
Nella porzione meridionale della zona oggetto dello studio si è notata una maggiore presenza di aziende di estensioni medio grandi, mentre nella parte settentrionale si è notata una particolare frequenza delle aziende medio piccole.
Incoraggiante è l’elevata percentuale di agricoltori disponibili a modificare le proprie tecniche di coltivazione riducendo l’impatto ambientale delle loro attività. Sembra inoltre esistere una discreta probabilità che, se i programmi si dimostrano vantaggiosi per gli agricoltori, la durata della partecipazione ai programmi ambientali possa essere aumentata fino a 10 o più anni. A conferma di questa affermazione, gli agricoltori che accetterebbero di partecipare per più di 10 anni sono quelli che hanno avuto esperienze positive con simili programmi

PROGETTAZIONE
Tutte le zone con un attuale grado di idoneità faunistica superiore ad una certa soglia sono state inserite come parte integrante della rete ecologica.  Un numero adeguato di aree boscate di diverse dimensioni è stato aggiunto in alcuni punti critici del territorio in cui mancavano habitat idonei al rifugio, alimentazione e riproduzione della fauna selvatica. 
E’ stata inoltre prevista la realizzazione di diversi nuovi specchi d’acqua, in modo da garantire la presenza di habitat idonei per gli Anfibi. La soluzione preliminare della rete ecologica è stata completata utilizzando i risultati delle interviste agli agricoltori e ai Comuni della zona.
In due punti della rete si è deciso di non realizzare bypass delle barriere esistenti e si è quindi rinunciato alla continuità della rete stessa: in corrispondenza della tangenziale Est (a Nord di Vimercate) e del tratto compreso fra il Naviglio della Martesana e la Strada Statale N. 11 (a Nord-Ovest di Bellinzago Lombardo), in quanto i costi sarebbero molto maggiori dei benefici.
Il budget richiesto per la realizzazione del bypass di queste due barriere potrebbe essere usato con risultati molto migliori per esempio per acquistare aree da destinare ad habitat per la fauna selvatica.
Il progetto prevede la realizzazione di diversi tipi di interventi, classificati in base a tre diversi criteri : interventi nuovi, riqualificazioni di vegetazione esistente, oppure destinazione della superficie a incolto, lasciando spazio alla successione.
Due aree della rete ecologica sono state individuate come zone per interventi speciali per la loro posizione strategica e le loro caratteristiche ambientali: la zona della Cascina Malacchina (all’intersezione fra le direttrici preferenziali ed il Torrente Molgora) e la zona del Parco Invernizzi. 
Il grado di soddisfazione degli obbiettivi dovrà essere valutato prima della realizzazione del progetto (per conoscere le condizioni iniziali) e dovrà essere registrato periodicamente durante la realizzazione ed infine la gestione della rete, sia per verificare i reali effetti del progetto che per “guidare” ed eventualmente adattare il progetto verso gli obbiettivi in seguito a mutate condizioni socio-economiche e ambientali.

 

>>> Tavole dello studio (formato pdf - 7.597 Kb)

Corridoi ecologici di connessione tra i boschi del Ticino e l’ambito dei boschi e dei fontanili del sud-ovest di Milano

INQUADRAMENTO TERRITORIALE
Questo caso studio è stato predisposto d’intesa con l’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (A.N.P.A.) in linea con la Direttiva 92/43/CEE “HABITAT”.
Lo studio ha riguardato il settore Sud-Ovest della provincia di Milano, delimitato dal fiume Ticino a Ovest, dalla S.S. 11 Milano-Novara a Nord, dalla tangenziale di Milano e dal Naviglio Pavese e Est, dai confini provinciali a Sud.
Le zone oggetto di studio ricadono nei territori di competenza del Parco Lombardo della Valle del Ticino e del Parco Agricolo Sud Milano. Interne a detta area di studio sono anche da segnalare, per la loro particolare valenza naturalistica, il Parco dei fontanili, che è un parco locale di interesse sovracomunale nella zona di Bareggio e Cornaredo, e tre Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.): il Fontanile Nuovo, il Bosco di Cusago e i boschi de “La Fagiana”.
Il progetto fa ricorso alle zone boscate della valle del fiume Ticino quali matrici naturali primarie, che possono divenire sorgente di diffusione per specie animali in grado di ricolonizzare le altre aree.
L’area di studio può essere suddivisa grossolanamente in due settori: quello della pianura e quello della valle del fiume Ticino.

ACCENNI METODOLOGICI E SPECIE GUIDA
Si sono organizzati degli incontri con il settore di idraulica e viabilità della Provincia di Milano, il Consorzio Parco lombardo della valle del Ticino, il Parco agricolo Sud – Milano, la Regione Lombardia (Ufficio del Genio Civile di Milano), il Consorzio Canale Villoresi, i Comuni interessati dal progetto e le Associazioni Agricole.
Per quanto riguarda le amministrazioni comunali e gli operatori agricoli, si è deciso di contattare le une e gli altri mediante questionari, appositamente differenziati per operatori agricoli e Comuni.
Tali interazioni hanno fornito un quadro dei progetti di massima o esecutivi e dei vincoli già ricadenti nell’area, i quali sono stati cartografati e valutati al fine di individuarne i punti di positiva integrazione, o quelli critici. In seguito si è provveduto, anche mediante sopralluoghi, ad individuare in modo più preciso le fasce di territorio entro le quali concentrare le analisi più dettagliate (rilievi ecologici, vegetazionali e faunistici e progettazione).
Nei siti a maggior valenza naturalistica sono stati effettuati dei rilievi sul campo vegetazionali e faunistici, mentre in luoghi critici o significativi sono stati svolti rilievi ecologici.
In riferimento alle due specie guida, lo scoiattolo rosso e la rana di Lataste, si sono voluti individuare e misurare i parametri che risultano significativi per il sostentamento di popolazioni stabili e la possibilità di spostamento per alcuni individui.
Parametri fondamentali sono, per esempio, la superficie boscata minima e la distanza da elementi lineari o altre situazioni boscate, nonché la presenza di corpi d’acqua per la rana di Lataste.
Per entrambe le specie guida a questo scopo è stata svolta un’analisi statistica con il modello di regressione logistica multipla (Verboom e Van Apeldoorn, 1990). Una volta così conosciuto il grado di idoneità dei singoli ambienti campionati per ciascuna delle due specie, si sono potuti impostare i tipi e l’entità degli interventi necessari ad implementare significativamente l’idoneità nei casi in cui risultasse bassa.                

PROGETTAZIONE
Per gli interventi vegetazionali sono stati scelti dei modelli in cui sono state fissate le dimensioni e la forma della superficie coinvolta, il sesto d’impianto ed il numero di piante per modulo, nonché i costi relativi.
Sono stati individuati anche i punti critici dove risulta indispensabile creare dei manufatti per rendere possibile il superamento delle infrastrutture da parte della fauna. Oltre alle strade di grande traffico, anche alcuni canali (il Canale Scolmatore Nord-Ovest, il Naviglio Grande ed il Naviglio di Bereguardo) risultano barriere insormontabili, in ragione della loro ampiezza, della velocità della corrente e della natura delle sponde.
Sono stati integrati nel progetto anche interventi di miglioramento ambientale legati alle modalità delle pratiche agricole. Sono stati proposti anche ecosistemi filtro formati da ambienti palustri e le cosiddette “oasi familiari”. Queste ultime sarebbero costituite da sistemi di spazi periurbani ad uso familiare attrezzati per ospitare attività di tempo libero costruite in modo da massimizzare anche lo sviluppo di habitat per favorire specie gradite e svolgere un ruolo positivo nell’aumento della biodiversità locale. Nelle parcelle individuate dovranno essere messi in atto interventi di infrastrutturazione (sentieri, ecc.) e di arredo ecologico (siepi, filari ecc.) che definiranno l’unità di fruizione.
Si è cercato di individuare i settori di enti pubblici con i quali sia compatibile ed opportuno attuare interventi congiunti e quali siano i meccanismi legislativi su cui basarsi per gli stessi e per ottenere i finanziamenti necessari (es. legislazione sulle cave, sulla protezione degli habitat, venatoria, regolamenti CE ecc.).

>>> Tavole dello studio (formato pdf - 7.556 Kb)

Corridoi ecologici di connessione tra i boschi del Castanese ed il fiume Olona e tra il Parco Alto Milanese ed i boschi di Vanzago e Riazzolo

INQUADRAMENTO TERRITORIALE
L’area di studio comprende il settore Nord-Ovest della provincia di Milano. Questo è delimitato dalla valle del Ticino a Ovest, dalla Strada Statale SS 33 e dalla tangenziale Ovest a Est, dai confini provinciali a Nord ed infine dalla Strada Provinciale SP 114 a Sud.
Si tratta di un territorio caratterizzato a Nord dalla pianura asciutta, dove gli elementi boscati si sono conservati in maniera più consistente, e al di sotto del canale Villoresi, dalla pianura irrigua interessata dalla fascia dei fontanili e costituisce il collegamento potenziale tra il Parco della Valle del Ticino a ovest e le aree “source” (sorgente) potenziali che circondano l’area metropolitana milanese.
Queste, attualmente si configurano come “isole” nella matrice agricola costellata di aree urbane. L’isolamento delle aree seminaturali presenti, ne diminuisce notevolmente le potenzialità nei confronti della conservazione della natura. Pertanto uno degli obiettivi del presente studio è il disegno di una rete eterogenea e multifunzionale di collegamento tra il Parco del Ticino e le isole disperse nell’area studio. In particolare, il Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino, detiene una matrice naturale in grado di costituire sorgente di diffusione per Flora e Fauna. Inoltre troviamo il Parco Agricolo Sud Milano, tre Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, l'Alto milanese, il Roccolo e delle Roggie, la Riserva Naturale Bosco WWF di Vanzago e quella del Fontanile Nuovo.

ACCENNI METODOLOGICI E SPECIE GUIDA
Lo studio del territorio interessato, è integrato dal rilevamento di tutti gli elementi strutturali della rete (vegetazione esistente), tramite schedatura degli stessi e dalla analisi dell’agricoltura presente che è avvenuta anche mediante uno speditivo censimento delle colture praticate. Le informazioni vengono sintetizzate in schede che contengono i dati relativi all’ambito nel suo insieme e quelle relative a tutti gli elementi strutturali della rete contenuti nell’ambito stesso. Le informazioni raccolte sono funzionali all’identificazione della potenzialità degli ambiti a costituire habitat potenziali per le specie guida scelte: comunità ornitica e Moscardino.

Moscardino: la situazione relativa alla sua presenza è risultata alquanto critica in tutta l'area in esame a causa dell'eccessiva frammentazione dei rari elementi idonei che presenta un effetto estremamente negativo sulle popolazioni.
Per il censimento sono state utilizzate trappole del tipo “hair/bait tube” per il rilievo di alimentazione e la cattura di peli guida.

 Passeriformi: il concetto base nell’utilizzo di questo gruppo di specie è legato alla possibilità che esso si moduli nella composizione specifica e di abbondanza, in relazione al complesso di habitat caratterizzanti la comunità. Per l'analisi della comunità ornitica è stato scelto il metodo delle stazioni di ascolto (Blondel et al. 1970). L’approccio e l’analisi del paesaggio mediante la comunità ornitica è stato effettuato valutando il contenuto zoosociologico di ogni tipologia d’uso, cioè il numero di specie componenti ogni cenosi, che può esprimere differenti aspetti di maturità e stabilità dell'ecosistema (Margules e Usher 1981), e il peso attribuito ad ogni specie in base alla ricorrenza della stessa negli elenchi di direttive e decreti legislativi nazionali ed internazionali (valore conservazionistico). Il valore complessivo è quindi un indice faunistico di idoneità chiamato Indice Faunistico Cenotico che sintetizza il valore ecologico delle tipologie vegetazionali funzionali alle specie indicatrici definite “ombrello”. Il valore di IFm per ogni tipologia ambientale determina il peso di ognuna di essa da inserire all’interno dell’elaborazione geostatistica. Le schede per il rilevamento della vegetazione sono state strutturate in riferimento a due modelli di habitat (per il Moscardino e per la comunità ornitica) e contengono tutte le informazioni utili alla definizione di idoneità di ogni singolo elemento nei confronti delle specie guida.

ANALISI DEL SETTORE AGRICOLO
Per quanto riguarda Il rilievo del settore agricolo si è scelto di studiarlo utilizzando 3 strumenti: censimento dell’agricoltura, sondaggio presso le aziende agricole, rilievo sul territorio.
Le interviste agli agricoltori sono state condotte sia mediante incontri diretti che tramite colloqui telefonici. Oltre il 70% delle aziende hanno superficie inferiore a 10 ettari e la manodopera impiegata è quasi esclusivamente familiare o prevalentemente familiare. Quanto raccolto conferma che si tratta di una zona altamente interessante da un punto di vista agricolo e che sono agricoltori molto informati che hanno nelle associazioni agricole i loro più frequenti interlocutori e che si impegnano anche nell’informarsi circa nuove tecniche o nuovi finanziamenti anche in materia agroambientale.

PROGETTAZIONE
La rete è stata disegnata sulla base dell’elaborazione del modello a Passeriformi e ulteriormente controllata dal modello Moscardino caratterizzato quest’ultimo, da un potere di risoluzione più fine.
Il modello ha permesso di individuare una rete principale e una rete secondaria, che insieme costituiscono una rete complessa. Essa è strutturata in modo tale da comprendere i diversi elementi funzionali che dovrebbero essere presenti in una rete ecologica.
Sono stati definiti degli interventi sistemici: questi individuano aree che non presentano attualmente idoneità particolarmente significative, ma che per la loro localizzazione nel mosaico ambientale, necessitano di un complesso di interventi.
Le aree strategiche sono invece fondamentali ai fini della funzionalità della rete. Queste sono localizzate in corrispondenza degli elementi principali di frammentazione. infrastrutture lineari importanti e aree di connessione che risultano o particolarmente anguste, o minacciate dallo sviluppo urbano. Vengono forniti una serie di criteri da osservare in occasione della localizzazione e realizzazione delle riqualificazioni ambientali, evitando però una loro puntuale individuazione.
Sono stati previsti sistemi di limitazione della collisione con linee elettriche e dell’elettrocuzione da parte dell’Avifauna.
E’ stata fatta una stima dei costi unitari per la realizzazione delle opere tipo e analizzata  l’opportunità di finanziamenti agli agricoltori per la realizzazione degli elementi strutturali della rete ecologica.

Nel 2004 la Provincia di Milano, in linea con l’obiettivo prioritario della realizzazione del progetto di Rete Ecologica, in collaborazione con il Comune di Cesano Maderno, che ha individuato nella riqualificazione ecologica e nel riequilibrio ambientale del territorio uno degli elementi fondanti le scelte del proprio strumento urbanistico generale,  ha sviluppato un’esperienza pilota per realizzare un corridoio  ecologico di scala locale in un contesto densamente urbanizzato. 

I due Enti hanno a tal fine costituito un gruppo di lavoro e messo a disposizione reciprocamente le proprie banche dati e conoscenze territoriali in modo da formulare una proposta progettuale sperimentale.

L’area in esame presenta una serie di temi riconducibili a problematiche d’area vasta quali la riqualificazione di zone di ruralità ormai marginali, il degrado e la trasformazione del paesaggio agrario contemporaneo, la valorizzazione di quelle aree periferiche di frangia urbana e le opportunità legate a questi nuovi spazi di transizione. Si trova inserita nel paesaggio dell’alta pianura asciutta immediatamente a Nord di Milano. Si tratta nello specifico di quella porzione di territorio adiacente alle Groane e compreso tra le due direttrici viabilistiche della strada Vallassina e Comasina. Il territorio è predominato da quella componente urbanizzata estesa a macchia d’olio che costituisce l’area metropolitana milanese e che si è sviluppata lungo le direttrici di traffico e attorno ai nuclei storici, provocando progressivamente una continua saldatura degli stessi. La struttura territoriale segue gli schemi dell’urbanizzazione con ambienti e paesaggi che non si susseguono secondo uno schema chiaro e definibile, ma si accostano e sovrappongono in modo disordinato, articolandosi confusamente.

In particolare il progetto ha perseguito gli obiettivi e sviluppato le tematiche di seguito riportati:

  • definizione a scala comunale di maggiore dettaglio degli indirizzi e dei contenuti del PTCP, con particolare riferimento ai temi del paesaggio e dell’ambiente;
  • co-progettazione inerente la riqualificazione ambientale del territorio di collegamento tra il Parco delle Groane e il PLIS della Brianza Centrale, quale integrazione al progetto strategico di Rete Ecologica della Provincia di Milano;
  • definizione di strumenti d’azione per la realizzazione di tratti di Rete Ecologica;
  • valutazione delle problematiche inerenti i varchi della Rete Ecologica;
  • individuazione e descrizione delle potenzialità ecologiche e paesaggistiche dell’ambito di interesse, nonché degli importanti elementi di criticità, e definizione di alcune tipologie di paesaggio ricorrenti, definite “unità”;
  • valorizzazione paesistica del contesto di frangia urbana interessato dal progetto, in particolare mediante la realizzazione di interventi di mitigazione ambientale e la riqualificazione delle aree residuali;
  • verifica della compatibilità e delle problematiche fra i differenti tratti di Rete Ecologica e le infrastrutture viabilistiche;
  • individuazione dei dispositivi per la riduzione d’impatto della nuova viabilità prevista sul costruendo tratto di Rete Ecologica;
  • ottenimento di dati dimensionali e qualitativi d’attuazione necessari per la formulazione di parametri urbanistici da utilizzare nella elaborazione pianificatoria;
  • fotoinserimenti della proposta progettuale; 
  • individuazione delle strategie attuative con una programmazione per fasi degli interventi ed una proposta di quadro economico.

Lo studio si  è proposto di produrre una ricognizione dell'attuale situazione della distribuzione ed abbondanza di anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, analizzando le caratteristiche di naturalità del territorio provinciale e ponendo in relazione, l'attuale situazione faunistica con gli usi del suolo.

Ha inoltre cercato di:

  • delineare le prospettive delle popolazioni locali di fauna vertebrata nel prossimo decennio, in relazione con i presumibili cambiamenti futuri di uso del suolo e della loro importanza relativa nel contesto italiano ed europeo;
  • analizzare la distribuzione e l'abbondanza delle specie rare a livello provinciale, regionale, nazionale, continentale e definire il problema delle specie introdotte ed i possibili modi per affrontarlo;
  • presentare una rapida carrellata delle principali caratteristiche ecosistemiche e faunistiche delle aree protette, a diversi regimi di tutela, del territorio provinciale;
  • trattare l'argomento degli indicatori ecologici (specie focali) in rapporto al territorio della Provincia di Milano.

Esempi di schede faunistiche:

Pagina aggiornata il 27/03/2026

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