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CONTESTO D'AZIONE

L’esercizio del governo metropolitano nel corso del mandato 2016-2021 si è dovuto confrontare con la
complessità tipica del contesto metropolitano milanese e con le criticità del quadro normativo e delle
pratiche nazionali e regionali. Nonostante ciò, la giovane istituzione metropolitana ha provato a “cambiare
pelle”, assumendo quel ruolo di Ente “federatore” che la riforma Delrio le ha assegnato, attraverso la
realizzazione di molti progetti e lo sviluppo di un dialogo e di una collaborazione continua con i Comuni, sia
in forma bilaterale che in forma più allargata, e con la varietà degli attori territoriali, utilizzando come luoghi
privilegiati il Tavolo metropolitano e il Tavolo delle Università.

Non era previsto

L’ultimo anno è stato segnato da una crisi epocale, sanitaria prima di tutto, ma non solo: gli effetti della
pandemia COVID-19 sulla struttura economico-sociale e territoriale metropolitana sono ancora altamente
incerti, ma sicuramente rilevanti. Ed è probabile che il ciclo espansivo milanese, che da Expo 2015 a oggi
aveva fatto registrare indici di costante crescita sia oggi messo in discussione e che un menù di politiche
pensate per governare una fase espansiva si troverà a fare i conti con un’inaspettata fase recessiva.
È dunque legittimo domandarsi se occorrano orientamenti nuovi per la ripartenza, insieme a un
adeguamento delle politiche e dei programmi.

mappa cmm

Il campo di gioco

Città metropolitana di Milano è tante cose in una. Una città centrale fortemente dinamica e in rapporto con
il mondo che, nell’ultimo decennio, invertendo un ciclo di lunga durata, è tornata a crescere sia sotto il profilo
demografico che economico-occupazionale a tassi molto più elevati rispetto alla media metropolitana e
regionale; una periferia conurbata, che include anche i comuni di prima e seconda cintura, uscita indebolita
dalla crisi del decennio scorso, che domanda politiche di sostegno, riequilibrio e integrazione; un’ampia
regione urbana, con caratteri economico-sociali e territoriali specifici, che intrattiene relazioni di
interdipendenza e complementarità con la città centrale; un nodo di flussi globali al servizio di una territorio
ultra regionale, che abbraccia l’intero nord del Paese.
Città metropolitana di Milano è dunque chiamata ad agire in un campo complesso, costituito da reti di
relazioni corte e lunghe e da un elevato pluralismo sociale e istituzionale, segnato da un indebolimento dei
corpi intermedi in grado di esercitare rappresentanze e mediazione degli interessi. In questa luce, Città
metropolitana di Milano si può comprendere e governare coltivando le reti lunghe delle relazioni europee
ma anche le relazioni territoriali di scala metropolitana, costruendo su questa base alleanze di governo
geograficamente selettive delle diverse opzioni di sviluppo territoriale e provando così a esercitare un ruolo
guida non solo a scala di regione urbana, ma anche per la macro-regione settentrionale.


 

rete attori

 

Il quadro regolativo
L’azione di Città metropolitana si è misurata, nel corso di questi anni, con un quadro di poteri formalmente
conferiti dalla normativa nazionale (L. 56/2014) e regionale (L.R. 32/2015) assai “lacunoso” e con una
“costituzione materiale” segnata sia da mancate misure di accompagnamento al processo istitutivo del nuovo
Ente sia da policy praticate dagli altri attori istituzionali che ne hanno limitato il raggio d’azione.
La L. 56/2014 appare infatti come una riforma “fuori tempo massimo”, non solo rispetto ad analoghe
esperienze europee, ma anche rispetto alla domanda di governo contemporanea espressa dallo specifico
contesto metropolitano milanese. Una riforma che si configura come il prodotto di una catena di
provvedimenti parziali, ispirati da spending review e non da un disegno di riassetto istituzionale organico.
Una riforma che, oltre a evidenziare difetti in alcuni dispositivi specifici, presenta un profilo istituzionale
asimmetrico, in quanto a essa vengono affidate funzioni forti, mettendo a disposizione un grado di
legittimazione debole. Infine, una riforma che non è stata accompagnata da un set di politiche coerenti da
parte delle istituzioni di governo ai vari livelli, basti pensare ai pesanti tagli di bilancio, all’assenza di
programmi di riqualificazione del personale o alla delega ad agenzie o ad altri soggetti di alcune rilevanti
funzioni in tema di ambiente, mobilità e sviluppo economico, la cui competenza sarebbe invece formalmente
affidata a Città metropolitana.

Funzioni, organizzazione e risorse
Il processo di riordino funzionale conseguente alla L. 56/2014 ha imposto la riduzione del 30% del valore
finanziario della dotazione organica delle Città metropolitane per l’esercizio delle funzioni fondamentali, sulla base del personale a tempo indeterminato alla data dell’8 aprile 2014.

In ottemperanza a tale disposizione, Città metropolitana di Milano, nel corso del mandato, ha conseguito una
diminuzione del 35,1% del valore finanziario della dotazione organica, pari a circa 21,6 milioni di Euro rispetto al valore di partenza di circa 61,5 milioni di Euro.
Il valore finale finanziario della dotazione organica, per le funzioni fondamentali, si è quindi assestato in quasi 40 milioni di Euro.
Tale contrazione di spesa ha comportato una drastica riduzione del personale, che è passato da 1.593 unità iniziali a 871 a fine 2020.

Accanto alle funzioni fondamentali definite dalla normativa nazionale, Città metropolitana è stata chiamata
a svolgere funzioni delegate da Regione Lombardia che riguardano protezione civile, turismo, politiche
sociali, vigilanza ittico venatoria e politiche del lavoro.

A corredo, Intese e Accordi Bilaterali fra Regione, Province e Città metropolitana sono state sottoscritte per
definire i contingenti di personale “ottimali” per la gestione di tali funzioni, nonché le modalità di selezione
del personale mancante, con oneri a carico della Regione stessa.

Alla data del 1 gennaio 2021 risultano 30 unità di personale di Città metropolitana impiegate sulle funzioni
delegate citate.

Per quanto attiene in particolare le funzioni in materia di politiche del lavoro, Regione Lombardia, con L.R.
9/2018, ha delegato alla Città metropolitana di Milano le funzioni relative ai procedimenti amministrativi
connessi alla gestione dei Centri per l’impiego, compreso il collocamento mirato (L. 68/99 in tema di diritto
al lavoro dei disabili), prevedendo la possibilità di esercizio di tale delega mediante il ricorso ad Aziende
speciali e altri enti strumentali e confermando il personale addetto alle funzioni delegate nei ruoli della Città
metropolitana (pari a 69 unità al 01/01/2021).

In questo contesto, si inserisce il Piano regionale di potenziamento dei Centri per l’Impiego, attuativo del
Piano straordinario di potenziamento dei Centri per l’Impiego e delle politiche del lavoro approvato
dall’Intesa della Conferenza Stato-Regioni, che prevede un rilevante incremento di personale (+252 unità) da
completarsi entro la fine del 2021.

Ultimo aggiornamento: 26 May 2021
Data creazione: 11 May 2021

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