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Dalla famiglia Tosi alla Città metropolitana (dal XIX Secolo ad oggi)




Nel XIX Secolo, con l'Unità d'Italia, la Via Monforte (non ancora "corso" e non più "borgo") si avviò a diventare un'arteria importante: nei decenni finali dell'Ottocento, infatti, la demolizione dei bastioni restituì respiro alla città, la viabilità acquistò un diverso rilievo e i "Corpi santi" - ovvero la cintura suburbana cresciuta fuori dai bastioni - ebbero una piena espansione. La facciata sulla via Monforte assunse dunque l'aspetto definitivo che conserva tuttora, e nuove stanze furono costruite sopra le antiche scuderie (ala occidentale).

Nel 1918 si registra un significativo cambio di proprietà. Il complesso fu ceduto dagli eredi dell'estinto ramo Isimbardi all'industriale legnanese Gian Franco Tosi: la borghesia subentra al patriziato, e per il palazzo ciò significa manomissioni che ne modificano l'aspetto di residenza nobiliare: lo scalone d'onore settecentesco perde la sua fisionomia originaria, le stanze vengono rimpicciolite, la funzionalità prevale sullo stile aristocratico.

Negli Anni Trenta, la Provincia di Milano acquisisce l'immobile per farne la propria sede. All'architetto Ferdinando Reggiori fu affidato il compito di restituire al palazzo le caratteristiche originarie, attraverso il recupero e la valorizzazione degli elementi decorativi che ogni Secolo aveva lasciato. Furono collocate nel palazzo nuove e antiche opere d'arte, in parte salvate da altre dimore o provenienti da Palazzo Diotti, di proprietà della Provincia e sede della Prefettura, in parte acquistate o concesse in prestito dalla Pinacoteca di Brera.

L'opera più imponente, l'ampliamento del palazzo, fu affidata a Giovanni Muzio, il più prestigioso e fecondo architetto del Novecento milanese. Egli giustappose all'antica costruzione un nuovo edificio di coerente stile funzionalista, dotato degli elementi simbolici che un luogo del pubblico potere richiedeva: la torre, i portali colonnati, i pannelli scultorei. Il nuovo palazzo fu inaugurato il 24 ottobre 1942; circa mezz'ora dopo, su Milano si scatenò il primo bombardamento alleato, che frantumò i vetri di tutte le finestre. I successivi bombardamenti del 1943 colpirono gravemente la parte nord-occidentale del palazzo: quella sul giardino e verso il cortile comune con la Prefettura.

I nuovi lavori di ricostruzione e di restauro, durati dal 1950 al 1953, furono ancora una volta diretti dall'architetto Reggiori. La Sala consiliare, collocata nelle antiche scuderie, fu inaugurata il 6 dicembre 1952, in occasione del XIV Congresso delle Province d'Italia.
La denominazione ottocentesca di "Palazzo Isimbardi" fu assunta in modo definitivo proprio negli Anni Cinquanta.

Agli occhi dei milanesi di oggi, la sede della Città metropolitana di Milano è ormai indistintamente tanto la remota ed esclusiva villa suburbana delle origini quanto il moderno edificio dove si svolge l'attività istituzionale, in un tutt'uno che salda cinque secoli di storia civile.

 
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