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I Marchesi Isimbardi (XVIII - XIX Secolo)

I Marchesi Isimbardi acquistarono il palazzo che tuttora porta il loro nome nel 1775.

Originaria del Pavese, la Famiglia aveva bisogno di un'abitazione di prestigio per inserirsi nel "bel mondo" della Milano di quel tempo. Furono uqindi rimaneggiati soprattuto gli interni: vennero aggiunti stucchi, porte laccate e lampadari di gusto veneziano, mentre lo stemma di famiglia fu incastonato sopra il camino della sala maggiore. Per accreditare la stirpe presso il patriziato milanese, furono commissionate ampie opere figurative celebranti le gesta degli antenati illustri: Lorenzo Isimbardi che consegnò la città di Pavia a condizioni onorevoli a Francesco Sforza, futuro Duca di Milano, e Ottaviano, che liberò il Cardinale Giovanni de’ Medici – futuro Papa Leone X – prigioniero dei francesi a Bassignana.
Cultori delle scienze, gli Isimbardi fecero inoltre del palazzo un centro di studi e di raccolte scientifiche dalla vasta risonanza nelle cronache dell'epoca.

Nell'Ottocento fu il giardino a subire gli interventi più consistenti: venne rimodellato "all'inglese" e dotato, secondo il gusto romantico, di luoghi nascosti, una collinetta e grotte artificiali, mentre la facciata che vi si affaccia fu ridisegnata in stile neoclassico dall'architetto Giacomo Tazzini, allievo del Canova.

Anche il Cortile d'onore subì cambiamenti radicali, che ne alterarono la rigorosa essenzialità: il sottoportico fu nobilitato con una volta a crociera, che sostituì il soffitto a cassettoni, e fu probabilmento in questo stesso periodo che si procedette al collegamento diretto per le carrozze tra la strada e il loggiato e il belvedere (l'odierna Sala Affreschi), tramite la sopraelevazione della pavimentazione di ben ottanta centimetri e la rimozione del pozzo centrale. E' grazie a questa copertura che il selciato originario settecentesco, in cotto e marmo di Candoglia, è giunto ben conservato sino ad oggi.

 
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